Per meglio comprendere l’architettura militare e civile presente nel territorio del San Vicino di seguito riportiamo il contributo portato dall’insigne studioso dott. Alvise Cherubini nel libro “Arte medioevale nella Vallesina” [Effeci edizioni]

 

L'ARCHITETTURA MILITARE E CIVILE

 

La Vallesina offre un contributo particolarmente cospicuo al notevole patrimonio di architettura militare che si dispiega nella regione dal XIII al XV secolo. In questo spazio di tre secoli i criteri di fortificazione variano, in relazione al variare dei mezzi di offesa: in linea di massima si intende per architettura militare medioevale solo quella non ancora “apprestata per artiglieria, che, come è noto, questa, pur accennatasi fin dalla meta del secolo XIV, non venne adottata generalmente se non circa un secolo più tardi, adattandovi anche, come meglio si poteva, le fortificazioni esistenti”. Per quest’ultimo motivo rientrano nella nostra trattazione anche le fortificazioni del sec. XV, pur riscontrandosi in queste, specialmente se erette alla fine del secolo (o all'inizio del successivo), alcune note di tipo rinascimentale; e vi rientrano anche quelle "adattate" per l'artiglieria, perché quasi sempre si tratta di "adattamenti" di strutture difensive preesistenti, di tipo quindi indiscutibilmente medioevale.

Poiché il sistema difensivo si adeguava rapidamente ai mezzi di attacco non sarà superfluo ricordare che "nell'epoca feudale le difese erano concepite in funzione degli attacchi della cavalleria. allora padrona dei campi di battaglia; con i Comuni ritorna la fanteria, armata di archi e di balestre (armi che sono interdette dal Concilio lateranense del 1139), mentre irrompe di nuovo, al principio del '400, la cavalleria affiancata dai balestrieri ed in seguito dagli archibugieri. Ma la principale innovazione nel campo dell'attacco e della difesa, la porta evidentemente l"impiego della polvere da sparo. Finché l'attacco proveniva dalla fanteria o dalla cavalleria, cioè fino alla metà del sec. XV (Serra), bastava lo sbarramento murario con difesa piombante (oggetti contundenti fatti cadere dall'alto delle mura) e con merlatura a protezione dalle frecce. Perciò i recinti murati fino a tutto il secolo XIV sono caratterizzati da alte muraglie verticali, rafforzate da torri ancora più alte e generalmente di pianta quadrata, anch'esse a pareti il più spesso verticali e munite, al pari delle cortine, di caditoie e di merlatura. Spesso, ma non sempre, un fossato circondava il pomerio (recinto murario) che, come è noto, era raccordato con la rocca, a sua volta dominata dal mastio, elementi fortificati con le stesse caratteristiche di alte pareti merlate, caditoie, ecc. Con la comparsa dell'artiglieria i criteri difensivi mutano decisamente. Le cortine si abbassano, per offrire minore bersaglio alle artiglierie; né, essendo ora queste le armi risolutive (e non più la fanteria, che prima doveva scalare le mura), le cortine hanno più bisogno di raggiungere altezze considerevoli. All'interno, d'altra parte, le cortine vengono terrapienate, per l'accesso dei pezzi di artiglieria, mentre all'esterno vengono decisamente scarpate per il rimbalzo dei proiettili, sia dei difensori (lanciati dalle caditoie) che degli attaccanti, rimbalzo a questi ultimi notevolmente dannoso. Tra parte scarpata e parte verticale della cortina si inserisce un robusto cordone di bipartizione che, se tale, serve di ostacolo alla eventuale scalata.

Le torri "non si slanciano più nel cielo nel desiderio di superarsi l'una con l'altra, ma si livellano invece con le mura, o le superano di poco: divengono inoltre poligonali (spesso pentagone) o cilindriche per offrire una superficie sfuggente ai proiettili, e quindi meno vulnerabile, e vengono anch'esse scarpate fino a metà della loro altezza ed oltre, e dotate di cordone. Lo sporto non è più necessariamente merlato, ma presenta sempre aperture per armi da fuoco, che talvolta sono collocate un po' più in basso, e continua ad avere le caditoie che lo scarpamento, per l'accennato rimbalzo dei proiettili, rende ancora utili. Il fossato viene allargato per proteggere la base delle cortine e dei torrioni dalle artiglierie. Il cammino di ronda diventa, almeno in vari tratti, coperto, a protezione dai proiettili (prima di pietra poi, dalla seconda meta del sec. XV, metallici). La rocca ed il mastio acquistano analoghe caratteristiche; "il tracciato poligonale non è più monumentale e gigantesco, ma già misurato sull'uomo e sull'urbanistica; le difese militari, mentre perdono le caratteristiche grevi di un inutile peso, acquistano, insieme alla modernità della loro funzione, l'accento poetico dell'architettura individuale"), che si accentuerà in pieno Rinascimento.

L'architetto che, "intendendo a pieno le nuove esigenze della difesa contro l'artiglieria, e intuendo i progressi di questa, asserì nuovi concetti costruttivi, sfruttando al massimo le caratteristiche del terreno, variando con larghezza di risorse le disposizioni difensive, sempre creando organismi di singolare nobiltà artistica" fu il senese Francesco di Giorgio Martini, il quale se "come architetto civile si rivela maestro fine e personale [...] nel campo dell'architettura militare fu un innovatore mirabile”. E, come osserva il Serra (op. cit., lI. p. 11-12) "importante è il fatto che il Martini abbia attuati largamente proprio nella Marca i suoi originali disegni di arte fortificatoria,,7 Discepolo del Martini fu l'architetto fiorentino Baccio Pontelli che, ammirato da Sisto IV, per il quale lavorò a Roma e dintorni, fu dal successore Innocenzo VIII nominato ispettore generale delle fortificazioni delle Marche, dove operò, sia pure saltuariamente, dal 1480 al 1492, chiudendo la sua vita, probabilmente ad Urbino, nel 14949 E nelle Marche lasciò un segno notevole del suo talento anche a Jesi, dove costruì la rocca, di cui resta purtroppo solo la parte di un torrione, e riordinò il recinto murato, per invito del pontefice che gli chiedeva "ut imprimis L..] dirigat fabricas arcium" in alcune città, tra cui quella "Exina". Sicché anche oggi le mura di Jesi si impongono alla nostra ammirazione per la nota di nobiltà e di maschia eleganza che vi ha impresso il Pontelli, il quale "rifiuta una dogmatica assoluta, non rigetta a priori le esperienze medioevali che giudichi positive, e sa adattare le nuove teorie compositive alla realtà dei tempi in quanto servono a risolvere il suo programma di architetto"ll. Ma i criteri proposti dal Martini e dal Pontelli trovano riscontro, sia pure in forma parziale, più modesta, meno personale, in vari altri centri della Vallesina, i cui dispositivi di difesa rivelano qualità architettoniche tutt'altro che trascurabili. Non per nulla il Serra ricorda espressamente i recinti murati di Morro d'Alba, di Serra S.Quirico, di Belvedere Ostrense, di Castel d'Emilio, di Camerata Picena, di Monsano, di S. Marcello, nonché la rocca di Castelferretti e Rocca Priora. Né possiamo tacere dei recinti murati di Poggio S. Marcello, a cui lavorò Domenico di Giovanni da Bellinzona, di Serra de' Conti, notevole e completo, di Monteroberto, includente l'antico maniero, di Apiro, che è tra i più ampi della zona, di Staffolo, con il torrione dell'Albornoz, e dei più lontani e più antichi centri di Pierosara, di Castello d'Isola, di Albacina, di Genga, per ricordare solo alcuni esempi, tra i più interessanti, dell'arte fortifica tori a nella Vallesina. Circa la distinzione tra strutture difensive strettamente medioevali, cioè precedenti l'uso dell'artiglieria, e strutture erette a difesa di questa, dobbiamo dire che si tratta di una distinzione non agevole perché in molti casi le antiche fortificazioni vennero adattate ai nuovi mezzi di offesa. Nei pochi casi in cui si rinvengono solo strutture del primo tipo si tratta di centri che dopo il Medioevo non hanno avuto sviluppo, o di resti di centri distrutti in epoca medievale. Nei casi in cui esistono soltanto difese apprestate contro l'artiglieria si tratta in genere di rifacimenti, eseguiti dopo la meta del '400, di antiche strutture andate prima più o meno totalmente distrutte. Nella maggioranza dei casi, a cominciare da Jesi, si tratta di forme miste, per quell'adattamento di cui si è parlato, imposto oltre tutto dall'alto costo delle opera di difesa.

Qualche altro carattere generale conviene ancora rilevare. Sistemi difensivi completi erano quelli di Jesi (cinta muraria, rocca e torre di guardia), di Cingoli, Cupramontana (Massaccio), Serra S. Quirico, Pierosara, con recinto murato e cassero (oppure rocca). Negli altri centri il dispositivo di difesa è costituito dalle sole mura castellane più o meno rafforzate da torri e bastioni. Dovunque è ben sfruttata, a scopi difensivi, la morfologia del terreno. Il tracciato murario ha spesso forma ovale più  o meno irregolare, ma non è infrequente quello poligonale, più adottato, salvo eccezioni, dai centri maggiori. In ogni caso il tracciato sembra avere una linea più regolare e più distesa man mano che dai centri della fascia appenninica e preappeninica si scende verso la fascia litoranea. E lungo questa direzione cambia anche il materiale da costruzione poiché alla pietra, in blocchi il più spesso irregolari, si sostituisce il laterizio. Dovunque, sulle cortine. e talora anche sui torrioni, sono sorte successivamente costruzioni per uso abitativo, che talvolta hanno più o meno largamente sostituito le stesse cortine, conservando peraltro quasi sempre la linea del tracciato, che è riconoscibile pertanto dall"'anello edilizio" esterno. L'abitato entro il recinto murato è condizionato da questo: si tratta spesso di piccole costruzioni addossate alle mura castellane o assiepate all'interno delle stesse, divise da una via centrale di attraversamento e da altre minori. La porta di accesso, o la porta principale, è in molti casi rivolta a meridione, e dalla parte opposta si erge quasi sempre un torrione.

Dovunque la fortificazione medioevale, più o meno conservata, costituisce uno degli aspetti più distinti e interessanti del centro abitato, del quale sembra portare impressa la storia più remota che è, per ognuno di essi, storia interessantissima e, almeno prima del sec. XIV, storia diversa da castello a castello.

Le porte di ingresso al castello possono essere una o più di una a seconda dell'ampiezza e dell'andamento della cinta muraria. All'unica porta del castello di Scisciano, ad esempio. ne fanno riscontro due in quello di Castelletta, tre in quello di Cupramontana, quattro almeno in quello di Cingoli, ben sette nella antica cerchia muraria della città di Jesi.

 

L'architettura militare del territorio