San Romualdo
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Romualdo nacque a Ravenna tra il 952 e
il 953. La movimentata storia di questo personaggio è stata raccontata
da san Pier Damiani, che scrisse una Vita di san Romualdo circa 15 anni
dopo la sua morte (1042). |
Qui conobbe l'abate
Guarino, uno dei più importanti monaci rifondatori del X secolo; questi convinse
il giovane eremita, non ancora trentenne, a seguirlo nella sua abbazia di Cuixà,
in Catalogna. A Cuixà, centro di un vero rinascimento culturale, oltre che
monastico, Romualdo si trattenne dieci anni e compì la sua formazione.
Ritornato in Italia nel 988, si dedicò a vita eremitica nell'eremo di Poreo,
presso Ravenna. Intorno all'anno 1001 il giovane imperatore Ottone III convinse
l'eremita a divenire abate di Sant'Apollinare in Classe; ma la sua vocazione era
quella della solitudine con Dio e del rinnovamento della vita eremitica e
quindi, dopo appena un anno, rinunciò all'incarico, e si recò a Montecassino.
Intorno al 1014 Romualdo fondò un eremo a Sitria, presso Scheggia (PG) e, dopo
poco, volle aggiungervi un piccolo monastero (cenobio) con una chiesa: l'abbazia
di Santa Maria di Sitria. Rimase in terra umbra quasi sette anni, gli ultimi
prima di recarsi a Camaldoli. A Sitria si sottopose a severi digiuni, nel
silenzio, meditando le Sacre Scritture, ed attirando a sé una gran folla di
penitenti che ammaestrava tacente lingua et predicante vita (san Pier Damiani).
Romualdo visse circa 75 anni: morì il 19 giugno tra il 1023 e il 1027 a
Valdicastro, vicino a
Fabriano, nella più perfetta solitudine. Fu canonizzato appena cinque anni dopo
la sua morte e fu dichiarato santo, nel 1595, da papa Clemente VIII. Il suo
corpo riposa, dal 1481, nella chiesa di San Biagio a Fabriano.